Un viaggio.

Un viaggio diverso dal solito in compagnia di un pezzo di storia dell’architettura udinese. Il pretesto fornire un passaggio verso una conferenza a chi da un po’ non guida più.

Quarant’anni di differenza una passione in comune, l’architettura. I chilometri non sono molti e scorrono veloci. Ad ogni parola un insegnamento. Sul rapporto con la committenza, diversa da quella odierna, con i colleghi diversi da quelli odierni, con le amministrazioni diverse da quelle odierne. Il punto chiave è la consapevolezza che il processo architettonico si basa sul corretto equilibrio tra i diversi attori del progetto, l’architetto, il committente e il costruttore. E che è su questo equilibrio che è necessario concentrare i propri sforzi con tutte le proprie forze per poter raggiungere un risultato vicino all’ottimo sperato.

Si imparano lezioni di coraggio e sana spudoratezza di chi davanti ad un progetto che non lo convinceva ha il coraggio di fare le valigie andare nella lontana sede dell’imprenditore e convincerlo con serie motivazioni che il progetto da fare non è quello… Un coraggio che oggi manca. Un coraggio di guardare negli occhi i colleghi o le imprese o i committenti e lottare per convincerli delle proprie idee.

Scopriamo anche alcuni punti di contatto, piuttosto divertenti, come ad esempio il fatto che uno dei nostri progetti è di fatto nato smontandone un suo.

Un viaggio di riflessione e di ascolto, un ascolto delle parole di chi ha camminato prima di noi su un sentiero simile e che ha sempre lezioni preziose da impartirci ed utili suggerimenti.

Un appunto a continuare ad ascoltare con curiosità.

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