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Intervista a Francesca Agosto

In questa intervista apparsa sul numero 91 della rivista VistaCasa all’interno della rubrica “A Casa dell’Architetto”, da lui curata, Tommaso ha posto alcune domande Francesca Agosto figlia dell’architetto Renzo Agosto.

Tom: Francesca ti prego di raccontarci brevemente la storia di Casa Blu.

Francesca Agosto: La proprietà di Monasteto, situata in una suggestiva posizione collinare con vista panoramica su tutta la pianura friulana, fu acquistata a metà anni Trenta da mio nonno materno (Otto Piussi) per soddisfare le esigenze della sua giovane sposa, nobildonna veneziana nata a Trieste, che mai si sarebbe adattata a villeggiare nella bassa friulana, dove la famiglia di mio nonno aveva i suoi possedimenti (“evaporati” di li a poco)…

Uno dei due edifici rurali acquisiti, in seguito ai lavori di ristrutturazione ultimati nel 1940 dall’architetto Ermes Midena, divenne dimora estiva della famiglia. In questo periodo venne abbozzato anche un impianto di giardino.

In seguito alla morte di mio nonno materno, mio padre decise di rinunciare alla sua casa di campagna (peraltro confinante con la proprietà Piussi). Il primo intervento realizzato per soddisfare le esigenze di papà fu il campo da tennis, sport che in quegli anni praticava assiduamente.

In seguito alla decisione dei miei genitori di trasferirsi stabilmente in campagna, si rese necessario rendere la proprietà funzionale e adeguare la casa alle esigenze di un luogo per vivere tutto l’anno e da condividere con i numerosi ospiti.

La ristrutturazione della proprietà di Monasteto assume, quindi, un ruolo importante nella vita professionale ma, soprattutto, affettiva di Agosto.

l tutto è pensato come un ambiente da vivere in prima persona in cui anche il colore assume un ruolo fondamentale nella ridefinizione dell’architettura sia all’interno che all’esterno degli edifici.

Si è potuto procedere esclusivamente con un risanamento conservativo e di ristrutturazione, in quanto tutta la collina di Monasteto Alto era (e sottolineo era!) definita “verde privato” dalle norme locali in materia urbanistica. In entrambi i fabbricati esistenti si è proceduto con lo svuotamento interno, la sostituzione dei vecchi solai di legno, (degli intonaci, delle scale) e il ridimensionamento delle finestre. La struttura delle coperture è stata rimossa e sostituita, dove necessario, dopo il terremoto del 1976.

L’edificio adiacente alla casa padronale, un tempo fienile, stalla e abitazione del colono, è stato trasformato in residenza (colore giallo) e suddiviso internamente in tre alloggi a più piani (due di proprietà del fratello di mia madre uno per il nostro custode).

Nell’area più a sud sono state costruite le serre, realizzate sempre da papà in cemento e profili di acciaio zincato, e sono stati creati spazi per le coltivazioni all’aperto, affinché mia madre potesse dare libero sfogo alla sua grande passione per le piante e alla conoscenza botanica… purtroppo affiancata da una marcata incompetenza sul piano gestionale!

Tom: ogni architetto ogni volta che traccia un segno esercita una Scelta tra le molte possibili. Quando tale operazione riguarda se stessi il tutto si complica. Ricordi come ha gestito questo conflitto tuo padre?

Francesca Agosto: Mi è difficile rispondere a questa domanda. Ero troppo piccola per poter cogliere le sfumature di un processo così sofisticato.

Posso solo dire con certezza che Agosto ha completamente rivisitato gli interni della casa padronale, preoccupandosi ben poco del progetto precedente che, a distanza di decenni, mi confidò reputare un lavoro minore e poco significativo del grande architetto friulano (anche perché poco prima del 1940, di gran fretta, si era dovuto spostare il previsto ingresso principale sul lato opposto).

Papà, come dicevo, si è dovuto attenere ai volumi creati precedentemente. Quello che ha potuto fare lo ha fatto, soddisfacendo pienamente i suoi canoni architettonici di razionalità e pulizia. Infatti, come scrive Giusa Marcialis (Electa 1997), “le sue prove non sono mai esercizi astratti, ma invenzioni sempre misurate meticolosamente sulla realizzabilità, sulla concretezza della costruzione”. Anche per la Casa Blu è riuscito a ottenere questo traguardo.

Tom: il secondo tema riguarda la Sperimentazione, casa propria diviene il laboratorio del possibile. Il luogo dove si possono provare cose che per i clienti non si ha la possibilità. Come dipingere una casa di Blu! Quali gli esperimenti a casa Agosto?

Francesca Agosto: Premetto che Renzo Agosto non ha mai amato progettare per i privati.

Appena laureato ha molto lavorato per l’Impresa Agosto, nota nel campo dell’edilizia residenziale e terziaria sin dal dal 1870, per soddisfare le richieste di suo padre e acquisire l’esperienza diretta del mestiere. Ma la sua grande passione, sin dall’esordio della sua attività, sono stati i grandi progetti.

Ovviamente il progettare la propria abitazione è il desiderio di ogni architetto e Agosto non fa eccezione!

Non ho mai avvertito che si fosse insinuato alcun conflitto nelle sue scelte.

Ricordo, invece, lo “scandalo” per aver scelto la vernice blu per colorare la casa. All’epoca avevo 5 anni, amavo mio padre e le sue architetture (ho seguito con lui molti cantieri, nonostante l’età!), ma la casa così blu… mi imbarazzava un po’! E, poi, povera nonna Maria Luigia… vedere la sua casa di campagna “completamente trasformata” con quel forte colore scintillante…

Un apporto all’architettura esterna molto originale, oltre all’ingresso principale e al colore degli intonaci esterni, è il terrazzo che ricorda il ponte di una nave, affacciato sul giardino. Un’idea nata a metà anni ottanta, in seguito all’allestimento al Beaubourg con Semerani de “Le Bateau Blanc”. Un’idea di cui andava molto fiero e che ha riscosso un notevole successo… Non ci sono dubbi!

Tom: Ogni casa rappresenta forse il condensarsi di Frammenti dei ricordi di una vita, dei luoghi visitati e delle proprie memorie. Tuo padre era un viaggiatore ed un curioso del mondo che cosa ha portato a casa sua?

Francesca Agosto: Mio padre amava il Razionalismo e il movimento del Bauhaus, ma “nei suoi lavori più domestici e privati, come la Casa Blu…”, ricordano giustamente Gasparini e Soramel, indubbiamente si percepisce Le Corbusier.

Renzo Agosto ha viaggiato molto, perché conoscere da vicino le opere dei grandi architetti invita a elaborare le loro idee e a farle proprie. I viaggi aprono la mente e sono un importante contributo alla crescita della persona e alla formazione dell’architetto. Così è stato per noi.

In casa abbiamo sempre visto gli oggetti e gli arredi firmati da architetti che hanno segnato la storia del design (Eames, Scarpa, Breuer, Zanuso ecc.) accompagnati da qualche bel mobile antico di famiglia. Molti i quadri di artisti friulani, che frequentavamo e ai quali papà era molto legato. Carlo Ciussi, in particolare… suo compagno di scuola delle elementari, al quale ha comprato i suoi primi quadri, quando non era ancora conosciuto e cercava di vivere della sua arte. Nel 1970 papà gli chiese di farmi il ritratto. Carletto acconsentì, ma solo con la promessa di non esporlo in “pubblico” (Ormai erano anni che aveva abbandonato l’arte figurativa, esercizio praticato solo per imparare le tecniche di pittura).

La casa, secondo papà, avrebbe dovuto rimanere “pulita”. Avrebbe dovuto essere la rappresentazione ideale del suo vivere. Non è andata così…

Nel corso degli anni si sono aggiunti mobili ereditati dai nonni e qualche acquisto. Ma, soprattutto, aveva sposato una delle donne più disordinate del mondo!

Tom: Infine mi interessa capire da te che hai vissuto la casa in maniera indiretta come credi che l’architettura di qualità possa aver influenzato il tuo modo di vedere il mondo, come ha sviluppato il tuo senso di spazio e colore?

Francesca Agosto: Indubbiamente sono stata influenzata dall’ambiente in cui sono vissuta.

Sono stata educata al bello e al razionale. Ma, giunta a una certa età, ho provato attrazione per tutto quello che mi era stato “negato” nella casa di famiglia… Ho iniziato ad acquistare cornici, specchi, oggetti tra i più disparati per arredare le mie stanze. Mi piacciono gli spazi ampi e lineari dai tratti eleganti, i grandi classici del design del Novecento. Amo mescolare mobili e oggetti vecchio stile con pezzi moderni. Mi piacciono le variazioni di stile, mantenendo una certa coerenza.

Le grandi vetrate sono parte essenziale della mia vita. Voglio abitare con l’idea di stare sempre all’aria aperta, immersa nel mio grande giardino che curo personalmente e che dialoga costantemente con gli interni.

Tutto ciò mi sembra frutto dell’educazione avuta in famiglia e della mia personale propensione alla ricerca del nuovo, pur mantenendo un forte legame con il passato. L’amore per il verde mi è stato instillato da mia madre, con la quale ho sempre condiviso la passione per i giardini e per le piante, nonostante l’indubbio attrito causato dal mio desiderio di ordine e razionalità ereditato da mio padre.

Tom: Grazie davvero per aver condiviso ragionamenti comunque intimi.

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